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La follia di un genio – “Robert Schumann: Life and Death of a Musician” (di John Worthen)

Robert Schumann: Life and Death of a Musician

Introduzione

La biografia Robert Schumann: Life and Death of a Musician di John Worthen offre una rilettura critica della vita del celebre compositore tedesco, basandosi su una straordinaria quantità di fonti primarie, tra cui ventimila lettere scritte e ricevute da Schumann e sua moglie Clara, diari personali e persino documenti che registrano i due anni trascorsi da Schumann nell’ospedale psichiatrico di Endenich, fino alla sua morte nel 1856.

Di questi esistono log giornalieri, cioè report pressochè completi e dunque fonti primarie di grande interesse, pubblicati recentemente.

Le note dei medici di Endenich furono sequestrate dalle truppe russe nel 1945 al loro ingresso a Berlino e circa un quarto dei documenti andarono perduti (per fortuna, in totale i resoconti di 683 su 848 giorni passati da Schumann a Endenich sopravvivono).

Aneddoti personali

Da sempre uno dei nostri compositori prediletti, Schumann – oltre a quello della genialità – ha esercitato il fascino misto alla pietà per la sua condizione psichica negli ultimissimi anni di vita. Impressionanti da una parte la lucida consapevolezza di voler essere ricoverato, dall’altra l’episodio tragico del tuffo nel gelido Reno.

Recensione

Worthen, pur non essendo un musicologo, utilizza queste fonti per proporre una visione revisionista della vita di Schumann, rifiutando l’idea tradizionale che il compositore fosse segnato dalla “pazzia romantica“. In particolare, Worthen contesta l’interpretazione dominante offerta da Peter Ostwald nel libro Robert Schumann: Music and Madness, secondo cui Schumann sarebbe stato vittima di una progressiva follia culminata nella sua reclusione ad Endenich.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la descrizione dettagliata degli ultimi anni di vita di Schumann nell’ospedale di Endenich, luogo che ha segnato la tragica fine del compositore.

Il sanatorio privato di Endenich nel 1860

Worthen cerca di ritrarre Schumann come una persona ordinaria, un uomo che, nonostante i suoi gravi problemi di salute mentale – che l’autore attribuisce principalmente alla sifilide terziaria – (si vedano il capitolo 5, On syphilis: 1831–1832, e la PARTE IV: ENDING coi capitoli 24 Diagnosis: 1854–2007 e 25 Endenich: 1854–1856), ha cercato di mantenere una certa normalità nella sua vita quotidiana. Tuttavia, se da un lato la visione di Worthen potrebbe risultare troppo insistente nel tentativo di “normalizzare” Schumann, dall’altro non sa (o non vuole) eludere il topos della (presunta) debolezza delle composizioni negli ultimi anni di vita, come se non potesse darsi che l’evoluzione dell’arte di un genio si configuri anche mediante curve di Gauss e non solo come parabole tutte ascendenti o discendenti.

Worthen riesce comunque a far emergere un ritratto più umano e complesso di Schumann.

Conclusioni

Per gli appassionati di questo compositore, il libro è certamente un arricchimento.

Il taglio voluto da Worthen (non concentrarsi sull’analisi della musica) potrebbe lasciare insoddisfatti coloro che cercano una comprensione più profonda delle opere del compositore.

Il dettaglio dei mesi passati nel sanatorio, i tentativi di cure secondo la farmacopea dell’epoca, le visite e il miracolo di poter suonare il pianoforte in una delle sale del manicomio, saranno oggetto di indagine in altri nostri articoli.

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Citazioni

È insolito poter descrivere nel dettaglio la morte di un soggetto biografico; ancor più raro è avere accesso a un’autopsia. Molti dei dettagli orribili sopravvivono, tuttavia, sulla parabola mortale di ventotto mesi di Robert Schumann. La privazione, l’umiliazione fisica, le allucinazioni, la rabbia, la perdita della parola, la perdita del controllo delle funzioni corporee: queste cose sono descritte in dettaglio negli appunti tenuti dai suoi medici, mentre l’autopsia ci porta nella struttura del suo cranio e nel tessuto del suo cervello.

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